Le 5 Virtù della Vita (4 Parte)

Le 5 Virtù della Vita (Parte 4)

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La sera tornò a casa, era molto stanco e, mentre Franco studiava nella sua stanza, Mario si preparò qualcosa da mangiare.

Per l’ottimo odore che c’era adesso in cucina, Franco gli disse:

— Posso partecipare anche io al tuo banchetto? Qui c’è un odore di buono.

Mario si mise a ridere e disse:

— Dai, ti avevo calcolato, sapevo che saresti arrivato a cenare.

— Grazie Mario, allora ti devo i soldi della spesa e del tempo.

Mario, voltandosi, disse:

— Ma lascia perdere, non devi darmi nulla, non preoccuparti.

Poi Mario chiese:

— Ma Franco, dimmi un po’, cosa studi? Dove sei iscritto all’università?

— Io studio Scienze Politiche, in quanto avrei voglia di cambiare questa brutta politica che è presente adesso.

— Sai, lo vorrei anche io, credimi, e anche tanto.

— Scusa, iscriviti anche tu, così potremo studiare assieme.

— Impossibile, come pago la retta? Come potrei seguire le lezioni, se lavoro tutto il giorno?

— Se credi veramente in ciò che vuoi fare, ti posso aiutare io. Se vuoi, puoi fare il cameriere con me. La sera si lavora, poi si dorme e, quando ci si alza, si fa tutto il resto.

— Credo che ormai sia tardi per l’iscrizione, giusto?

— No, no, sei ancora in tempo, mancano pochi giorni. Prenditi un giorno di ferie e insieme andiamo a preparare tutto, ok?

— Come ti ripeto, adesso non posso pagare la retta.

— Lascia perdere la retta, ci penso io a quella, poi, con calma, faremo i conti, ok? L’importante è che tu sia convinto di ciò che vuoi fare.

Due mattine dopo, Mario si prese una giornata di ferie e, con Franco, preparò tutti gli incartamenti da consegnare con le ricevute dei bollettini pagati.

Poi andarono a parlare al ristorante dove Franco lavorava e gli dissero:

— Gli amici di Franco sono anche nostri amici. L’importante è che tu sia leale e puntuale.

— Non ti preoccupare — rispose Franco — garantisco io.

— Perché fai tutto questo per me? — rispose Mario.

— Hai ragione a chiedermi questo, visto come ti comportavi con gli altri. Io sono una persona che dà sempre una seconda possibilità, pertanto non buttarla via. Io credo in te. Chissà, forse un giorno ci ritroveremo con gli stessi ideali politici.

Mario rispose subito:

— Ho capito cosa vuoi dire, ti sei informato su di me. Adesso sono cambiato, non ti deluderò, sperando che un giorno anche i miei genitori saranno fieri di me.

— Lo saranno, e non solo loro.

Passarono degli anni, anni di sacrifici, tantissimi sacrifici per arrivare alla laurea, in quanto lavorare e studiare non era facile, anche se gli orari coincidevano.

Ci fu il giorno della tesi, la presentarono insieme, pertanto erano presenti anche tutti i genitori e i parenti dei futuri laureati.

Dopo anni, Mario ebbe l’occasione di vedere i genitori e di salutarli come si deve.

Si abbracciarono e si congratularono con lui per la laurea e per ciò che voleva seguire.

Gli diedero la loro benedizione, da genitori ovviamente, e andarono via, senza aggiungere altro.

Mario rimase molto male a quell’atteggiamento e Franco disse:

— Devi ammettere che adesso ci vorrà del tempo per cucire i tuoi errori, non credi? Inizia a chiedere scusa a chi ti sei comportato male, poi, piano piano, tutto torna alla normalità.

Mario rispose:

— Mica non stanno bene o uno di loro ha la peggio? Non so cosa pensare.

In quel momento arrivò Katia.

Mario le disse:

— Guarda caso, capiti sempre nei momenti peggiori. Credo che devo iniziare a pensare diversamente su di te, o mi sbaglio?

— In che senso? — rispose Katia.

— Nel senso che tu appari nei momenti più difficili. È solo un caso o vieni chiamata?

— Mario — disse Katia — pensa ad altro, ok?

Mario sorrise e andò subito via.

Quella sera andarono tutti a festeggiare, tutti amici di fresca laurea.

Si mangiò e si bevve a volontà, dicendo che, per una volta, non sarebbe successo nulla.

Passò qualche giorno e Mario disse a Franco:

— Ok, adesso che si fa? Tu hai deciso cosa fare adesso?

— Io ho una certa idea, che dici di parlarne davanti a una buona cena?

— Ok, andiamo.

Andarono in una piccola trattoria, dove si mangiava bene e si pagava poco.

Franco iniziò il suo discorso dicendo:

— Mario, ricordi quando abbiamo parlato per la prima volta e ti ho detto che volevo cercare di cambiare questa sporca politica attuale?

— Certo che lo ricordo, quindi?

— Avevo in mente questo: perché non creiamo un movimento, non un partito, ma un movimento creato dalle semplici persone di tutti i giorni? Un movimento creato dal popolo. Aprire le iscrizioni a tutti, a tutti coloro che vogliono cambiare questa situazione assurda, più semplice per il cittadino comune.

— Non male l’idea, caro Franco. Però stavo pensando — rispose Mario — che avremmo bisogno di soldi, abbastanza soldi per finanziarci, altrimenti come potremmo fare a organizzare tutto? Ci servirebbe una piccola sede dove far partire tutto. Poi credo computer, stampanti, tavoli e sedie per creare banchetti in strada, brochure di presentazione dell’idea. Insomma, come si potrebbe fare?

In quel momento arrivò Katia.

— Ragazzi, buonasera, che fate di bello?

— Si chiacchiera un po’ — rispose Mario.

Franco disse:

— Abbiamo una grande idea, pertanto abbiamo bisogno di sponsor, altrimenti non sarà possibile realizzare questa idea.

— Sono tutta orecchi — disse Katia.

— Carissima Katia — disse Mario — tu vieni sempre al momento giusto, chissà… Comunque volevamo spiegarti la nostra grande idea.

I ragazzi spiegarono ciò che volevano fare e, proprio in quel momento, Mario disse:

— Scusatemi tanto, ma ho pensato a un grande amico che ci possa aiutare. Incrociate le dita. Io vado a trovarlo, cercando il modo di parlargli. Vediamoci domani mattina, tutti al solito bar, per una colazione.

— Ok — risposero — a domani mattina.

Katia provò a dirgli se voleva essere accompagnato, ma lo stesso Mario fece con la testa di no e disse:

— È un problema mio, che devo risolvere, sia per me stesso che per noi tutti. Adesso vado, ok? Ci vediamo domani mattina.

In quel preciso istante si salutarono con un bacetto sulla guancia e andarono via.

Mario non fece ritorno a casa sua, dove abitava con Franco, ma si diresse verso casa di Marco, cosa che per anni non aveva più fatto.

Si trovò davanti alla porta, per un attimo ebbe un po’ di paura, ma poi, ragionandoci, si disse:

— Se non mi vuole più vedere, pazienza, me ne farò una ragione.

In quel momento suonò il campanello e ad aprire fu proprio il padre, che disse…

Note dell’Autore (clicca qui).

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