Le 5 Virtù della Vita (2 parte)

Le 5 Virtù della Vita (2 parte)

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Mario era ancora un bambino, ma molto svelto, sveglio e di vedute molto ampie. Se il buon giorno si vede dal mattino, il piccolo Mario prometteva molto bene. Chissà, forse un giorno avrebbe preso molto bene le redini delle nostre due attività, pensavano i genitori.

Nel frattempo, il lavoro cresceva, le richieste erano sempre maggiori, tanto che spesso e volentieri si tornava a casa molto tardi e si usciva la mattina molto presto. Quella, ovviamente, stava diventando una vita assurda, una vita che probabilmente non avrebbe voluto nessuno, ma d’altronde, spesso, la vita è anche questa.

Ormai troppe erano le loro responsabilità, anche verso tutti i dipendenti che avevano, tanto che era impossibile tornare indietro.

Nel frattempo Mario cresceva, cresceva in un mondo ovattato, fatto di soldi e di potere assoluto. Potere che solo i soldi potevano darti, in quanto bastava pagare per ottenere.

Mario ogni giorno viveva tutto questo, viveva in un mondo dove non aveva mai conosciuto la parola “no”. Tutto gli era concesso, non gli mancava nulla e, più andava avanti, più cresceva e più le richieste erano allucinanti.

Spesso i coniugi cambiavano la babysitter, in quanto entrambi dicevano che molte di loro non erano capaci per questo lavoro, perché il bambino spesso si lamentava.

Purtroppo non capivano che il problema non era chi lavorava per loro, ma erano loro stessi, genitori che avevano sempre concesso tutto, che non avevano insegnato al proprio figlio cosa significasse guadagnarsi qualcosa, lavorare per qualcosa che gli serviva, per qualcosa che gli piaceva.

Mario continuava a crescere, era sempre più arrabbiato, scontroso, trattava male le persone, specialmente chi lavorava in quella casa.

Alle signore delle pulizie, mentre passavano lo straccio, per esempio, lui passava e ripassava sul pavimento bagnato, oppure non metteva in ordine la propria stanza, ma apposta la riduceva a un casino e, quando i genitori non erano in casa, spesso la rendeva ancora più incasinata, così da fare dispetti su dispetti.

Nessuno raccontava nulla, per paura di essere mandato a casa e perdere il posto di lavoro.

Mario aveva tutti i giochi possibili e immaginabili presenti sul mercato, specialmente quelli elettronici. Spesse volte andavano gli amici a casa, così si giocava tutti insieme.

Mario, purtroppo, era così antipatico che spesso faceva pesare agli amici che lui aveva tutto e loro avevano ben poco, a confronto con lui.

Purtroppo Mario, per cercare di essere il numero uno, andava con chi aveva pochi soldi, con chi viveva alla giornata. Ovviamente gli era stato insegnato questo e lui, di conseguenza, si comportava così.

Nel frattempo era cresciuto tanto che era diventato un vero uomo.

Si era diplomato, ma non voleva continuare gli studi, in quanto diceva che non gli servivano, tanto aveva già tutto.

Il padre e la madre, che erano due artigiani provetti, sapevano ovviamente il significato del lavoro e cosa occorresse per essere bravi nel proprio campo, così gli dicevano:

— Mario, continua gli studi, vai all’università, anche la laurea è importante, non farci arrabbiare.

Mario continuava a sorridere e a dire:

— Ma quale università? Io sto bene così come sto.

— Allora impara un mestiere, ok? Un mestiere che ti aiuti a vivere bene e dignitosamente, che ne pensi?

— Ma per favore, non scherzare — rispose Mario — con tutti i soldi che abbiamo potrò vivere molto bene e divertirmi.

Un bel giorno il padre vide lo stesso Mario comportarsi male verso una lavoratrice che stava passando lo straccio.

Lo sentì alzare la voce e gli disse:

— Ma che è successo, Mario, tutto ok?

— Sì, padre. Questa non lavora proprio bene. Guarda, non ha lavato per bene a terra, ti rendi conto? Tu paghi per un servizio non all’altezza.

Nel frattempo Roby disse alla dipendente:

— È vero ciò che afferma Mario?

Lei guardò in faccia Roby e rispose:

— È vero, ho sbagliato io, mi spiace.

Mario sorrideva e disse subito:

— Hai visto, padre? Lo dice anche lei.

— No, Mario — rispose il padre — lei ti ha voluto solo coprire, non so perché. Tu dovresti solo vergognarti per ciò che hai fatto. Cara, mi scuso io per lui. Purtroppo abbiamo cresciuto un viziato, anzi, abbiamo un maiale in casa.

La dipendente disse:

— Nessun problema, signore, e grazie della fiducia.

— Ma dimmi una cosa, lo ha fatto anche altre volte?

La ragazza sorrise e andò via, senza rispondere.

Roby allora raccontò tutto ciò che Mario aveva combinato a Rosi, che disse:

— Chissà, forse è il risultato di esserci stati poco, di essere stato poco seguito da noi.

— No — disse Roby — questo è il risultato di avergli dato troppo, di non avergli detto mai di no, pensando di fare bene.

Purtroppo, per le nostre tante assenze, pensavamo di giustificarle non facendogli mancare nulla. Invece credo che abbiamo sbagliato tutto.

Sai, ho saputo che va con ragazzi che hanno bisogno o che hanno problemi finanziari. Insomma, noi abbiamo un figlio che, invece di pensare alle cose serie della vita, pensa a essere superiore agli altri, cercando di far pesare il suo stato sociale di ricco, senza rendersi minimamente conto, senza chiedersi come sia arrivato a tutto questo.

Possibile che non riesca a capire che tutto ciò è costato caro alla nostra famiglia? Non si è reso conto che ha vissuto poco con noi?

Come fa a pensare a tutte queste cose, visto che ha una stanza piena di giochi di ogni tipo? Computer e tanto altro ancora, diciamola tutta, anche gli ultimi modelli usciti?

Non capisce che la vita possa anche cambiare in peggio?

Qualche giorno dopo, il padre di uno dei suoi amici chiamò Roby dicendo:

— Ciao Roby, devo dirti una cosa molto importante. Mario ha proprio toccato il fondo. Ha reso ridicolo Marco davanti a tutti, dicendogli di stare zitto, perché proprio lui non poteva avere voce in capitolo. Insomma, ti pare possibile?

Credo che non ci vedremo più. Marco ha deciso di non frequentare più tuo figlio, come tanti altri.

Digli pure di non preparare la festa dei suoi diciotto anni, perché non verrà nessuno.

Auguri di tutto, caro Roby, e salutami tua moglie.

Vi consiglio di fare subito qualcosa per Mario, altrimenti…

— Mi spiace tanto, mi scuso io per lui. Adesso sì, hai ragione, è giunto il momento di fare qualcosa.

Roby ne parlò con la moglie Rosi e…

Nota dell’autore (clicca qui).

firma la bottega dello scrittore

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