Il Bambino che Regalava Saluti

Il Bambino che Regalava Saluti

🌱 Il Bambino che Regalava Saluti


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Terzo racconto della collana “Un Granello di Senape”

Nel piccolo paese dove viveva Luca, quasi nessuno salutava più.

La mattina le persone camminavano in fretta.
Gli adulti guardavano il telefono.
I ragazzi avevano le cuffie nelle orecchie.
Persino il fornaio sembrava sempre troppo occupato.

Luca invece salutava tutti.

«Buongiorno!» diceva entrando in panetteria.
«Ciao!» gridava al postino.
«Buonasera!» al signore che portava a spasso il cane.

A volte qualcuno rispondeva.
A volte no.

Un giorno tornò a casa un po’ triste.

«Mamma,» chiese, «perché la gente non saluta più?»

La mamma lo guardò sorridendo. «Forse perché ha dimenticato quanto è importante.»

«Ma io mi sento un po’ sciocco…» disse Luca abbassando lo sguardo.

La mamma si avvicinò e gli sistemò i capelli.
«Sai cos’è un saluto?»

«Una parola?»

«È un piccolo regalo.»

Luca rimase in silenzio.

Un regalo?
Lui non ci aveva mai pensato così.

Il giorno dopo uscì di casa con un’idea nuova.
Non avrebbe regalato solo parole.
Avrebbe regalato sorrisi.

Alla fermata dell’autobus c’era una signora anziana con lo sguardo stanco.

«Buongiorno!» disse Luca.
E le sorrise davvero.

La signora lo guardò sorpresa. Poi, piano piano, ricambiò il sorriso.

Quel sorriso era diverso.
Non era grande.
Ma era vero.

Nel pomeriggio Luca salutò anche il fruttivendolo.

«Ciao!» disse con entusiasmo.

Il fruttivendolo stava per non rispondere, come al solito.
Poi si fermò.
«Ciao campione,» disse.

E gli regalò una piccola mela rossa.

Non era per la mela.
Era per il sorriso.

Passarono i giorni.

Qualcosa iniziò a cambiare.

Il postino alzava la mano per primo.
La signora anziana aspettava Luca alla fermata.
Perfino il fornaio, un mattino, disse: «Buongiorno!» prima ancora che Luca aprisse bocca.

Non era successo tutto in un giorno.
Non era stato rumoroso.

Ma un piccolo seme aveva iniziato a crescere.

Una sera, mentre tornava a casa, Luca vide un bambino nuovo seduto su una panchina. Aveva lo zaino sulle ginocchia e lo sguardo basso.

Luca si fermò.

«Ciao,» disse semplicemente.

Il bambino alzò gli occhi. «Ciao.»

«Sei nuovo?»

Il bambino annuì.

Luca sorrise. «Benvenuto.»

Fu solo una parola.
Ma in quel momento, per quel bambino, fu come una porta che si apriva.

Quando Luca tornò a casa, non si sentiva più sciocco.

Aveva capito una cosa importante.

Un saluto è piccolo.
Un sorriso dura pochi secondi.
Ma possono cambiare una giornata.

E a volte… anche un paese intero.


🌱 La gentilezza è un seme piccolo: quando lo regali, cresce anche dentro di te.


firma la bottega dello scrittore

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