
Ascolta “Le 5 Virtù della Vita (1 parte)” su Spreaker.
In una grande città viveva una famiglia molto ricca. Lei si chiamava Rosi, era diventata una sarta provetta che, con il tempo, aveva aperto un’attività sartoriale, che ormai era operativa da tanti anni. Ormai ci venivano da lontano a portarle il lavoro, qualunque esso fosse. Tutti volevano farsi cucire un capo da lei o rammendare vecchi vestiti o tanto altro ancora, tanto che, anno dopo anno, aveva dovuto assumere nuova forza lavoro.
Lei diceva che, per chi non sapesse cucire, per chi non sapesse nulla di questo lavoro, se avesse trovato le persone giuste, volenterose, con tanta voglia di imparare un vero mestiere artigiano, avrebbe insegnato loro come voleva lei. L’importante era capire le varie tecniche di cucitura, di battitura e tutto quello che doveva insegnare.
Saper cucire non era cosa da niente e lei diceva sempre che era meglio insegnare a una persona che non aveva mai cucito, piuttosto che cercare di insegnare a chi aveva già cucito e, di conseguenza, metteva già le mani e le dita in un certo modo sul capo. Pertanto sarebbe stato molto difficile insegnare posizioni diverse. Non tutti erano capaci di imparare.
Ovviamente, con il tempo, aveva trovato le persone giuste, pertanto poteva stare tranquilla che ogni lavoro sarebbe stato realizzato nel modo migliore possibile.
Ovviamente, lei, come vecchia artigiana, aveva sempre i suoi macchinari e quelli dei suoi dipendenti in ordine. Erano puliti nel miglior modo possibile, cambiava gli aghi in continuazione, per paura che qualche dipendente si facesse male e, prima di andare via, ogni dipendente pensava a tenere pulita la propria postazione, la propria macchina da cucire e i propri arnesi da lavoro. Insomma, tutti dovevano collaborare nel suo laboratorio affinché tutto procedesse nel modo migliore.
Nel frattempo, anche Roby, il marito, si era ingrandito, fino ad arrivare al punto di prendere un capannone insieme a lei, per dividerlo in due. Da una parte Rosi, con stoffe e macchine da cucire, e dall’altra parte Roby, con tutto il suo ferro e tutti i macchinari che gli servivano per realizzare capolavori in ferro battuto.
Proprio così, Roby era un perfetto artigiano anche lui, era un fabbro con i fiocchi.
Per chi non lo sapesse, un fabbro con i fiocchi ha certamente bisogno di questi strumenti importanti:
- Forgia – il cuore della bottega, dove si scalda il metallo.
- Incudine – la superficie su cui si modella il ferro.
- Martelli – di varie forme e pesi (da fabbro, a penna, da finitura).
- Pinze da fabbro – per afferrare il metallo rovente in sicurezza.
- Scalpelli e cesoie – per tagliare il ferro.
- Punzoni – per praticare fori.
- Hardy e utensili da incudine – per tagliare e piegare il metallo.
- Morse – per bloccare i pezzi durante la lavorazione.
- Lime – per rifinire il lavoro.
- Spazzole metalliche – per eliminare scorie e ossidi.
- Trapano a colonna – per forature precise.
- Smerigliatrice – per sbavare e lucidare.
- Saldatrice – utile per alcune lavorazioni moderne.
- Ventilatore o soffietto – per alimentare il fuoco della forgia.
- Secchio d’acqua o vasca di tempra – per raffreddare e temprare il metallo.
Ovviamente, senza dimenticare i dispositivi di protezione individuale: grembiule in cuoio, guanti resistenti al calore, occhiali protettivi, scarpe antinfortunistiche e protezioni per l’udito.
Insomma, anche Roby era il migliore nel suo campo. Tutti volevano conoscerlo e farsi realizzare un lavoro, perché lui non creava solo piccoli oggetti, ma da tempo aveva forgiato questo pensiero, al quale credeva moltissimo:
“Io non vendo ferro. Io costruisco qualcosa che vedranno i tuoi figli, i tuoi nipoti e, forse, anche i figli dei loro figli. Quando noi non ci saremo più, il mio martello continuerà a parlare attraverso ciò che ho creato.”
Lui era arrivato a questo punto perché, con la sua tanta esperienza, aveva pensato di creare solo opere importanti, come ad esempio:
- Cancelli monumentali di ville, castelli e palazzi storici.
- Ringhiere per balconi e scale, spesso tramandate insieme alle case.
- Portoni e portali con cerniere e decorazioni forgiate a mano.
- Inferriate artistiche per finestre di edifici storici.
- Croci e cancellate di chiese e cimiteri.
- Lampioni e lanterne in ferro battuto per piazze e borghi.
- Insegne di botteghe e locande, che possono diventare un simbolo del luogo.
- Panchine e arredi urbani in ferro.
- Sculture e monumenti in metallo.
- Fontane con elementi in ferro battuto.
- Cancelli di parchi e giardini storici.
- Scale a chiocciola e parapetti decorati.
Questi lavori potevano durare anche centinaia di anni, pertanto ogni pezzo era creato con la massima cura. Se aveva bisogno di tempo per la creazione, non c’era nessun tipo di problema.
Per questo lui e Rosi erano gettonatissimi e decisero di lavorare assieme, nello stesso luogo, diviso per bene, così i clienti avevano un doppio vantaggio.
Ovviamente, tanto lavoro significava anche tanto benessere, non solo per loro, ma anche per chi lavorava con loro e per tutte le aziende che collaboravano con loro, in primis per le materie prime.
Tutto iniziò con il passaparola, con l’aiuto degli amici. Insomma, avevano iniziato con poco e, dopo tanti sacrifici, si ritrovarono a gestire due belle aziende artigiane, nel vero senso della parola.
Loro si sentivano molto soddisfatti, anche se stanchi, perché intorno a loro era presente il benessere e, anche se la vita non era solo soldi e lavoro, continuavano su questa strada, con questa idea che i soldi fossero tutto.
Certamente, i soldi servono a vivere, ma non si vive per lavorare. Loro, però, erano fatti così: entravano per primi in azienda e andavano via per ultimi.
Ovviamente, purtroppo, non avevano calcolato né pensato che fra di loro era presente un bambino, ancora piccolo, Mario, che ormai viveva più con la nonna o con la babysitter che con i genitori, i quali non gli fecero mai mancare niente…
Purtroppo…

Nota dell’autore (clicca qui).

