Lo sport non è una colpa

Lo sport non è una colpa

Lo sport non è una colpa: perché abbiamo bisogno anche di sorridere.


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Viviamo in un tempo particolare. Basta accendere la televisione, aprire un sito internet o scorrere i social network per trovarsi davanti a notizie che parlano di crisi economiche, guerre, disoccupazione, problemi sociali, famiglie in difficoltà e tante altre situazioni che meritano attenzione e rispetto.

Eppure, accanto a queste realtà, esiste anche un altro bisogno umano, spesso sottovalutato o addirittura criticato: il bisogno di staccare la mente, respirare, sorridere e vivere qualche momento di serenità.

Negli ultimi anni mi è capitato spesso di leggere commenti molto severi nei confronti dello sport e in particolare del calcio. Frasi come: “Con tutti i problemi che ci sono, come si fa ancora a seguire una partita?” oppure “Ventidue persone che corrono dietro a un pallone mentre il mondo va a rotoli”.

Sinceramente, credo che questo modo di vedere le cose sia troppo semplicistico.

È vero che esistono problemi seri. Nessuno lo nega. Nessuno dovrebbe ignorarli. Ma riconoscere le difficoltà della società non significa rinunciare completamente alle proprie passioni o ai momenti che aiutano a stare meglio.

Lo sport, per milioni di persone, non è soltanto un risultato o una classifica.

È un momento di condivisione.

È l’occasione per sedersi accanto a un familiare, a un amico o a una persona cara e trascorrere qualche ora insieme.

È il piacere di ritrovarsi davanti alla televisione, magari con una pizza, un panino o una birra, commentando le azioni della propria squadra del cuore.

È un linguaggio universale che unisce generazioni diverse.

Quanti nonni hanno trasmesso ai nipoti la passione per una squadra?

Quanti genitori hanno vissuto una partita insieme ai propri figli?

Quanti amici si sono ritrovati attorno a un tavolo per seguire una finale importante?

Anche questi sono momenti che costruiscono relazioni e ricordi.

Spesso si dimentica che l’essere umano non vive soltanto di lavoro, doveri e preoccupazioni.

Abbiamo bisogno di arte.

Abbiamo bisogno di musica.

Abbiamo bisogno di libri.

Abbiamo bisogno di racconti.

Abbiamo bisogno di sport.

Abbiamo bisogno di sogni.

La storia dell’umanità lo dimostra chiaramente. Anche nei periodi più difficili, le persone hanno sempre cercato occasioni per stare insieme, raccontarsi storie, assistere a spettacoli, praticare attività sportive o condividere momenti di comunità.

Non era superficialità.

Era umanità.

Naturalmente esiste una differenza importante tra passione ed eccesso.

Qualunque cosa, se vissuta in modo ossessivo, può diventare un problema.

Ma seguire una partita, leggere un libro, dipingere un paesaggio, ascoltare una canzone o guardare un torneo di tennis non significa fuggire dalla realtà.

Significa concedersi una pausa per affrontarla meglio.

Anche perché vivere costantemente immersi nella paura e nell’ansia non aiuta nessuno.

Essere informati è giusto.

Essere consapevoli è importante.

Ma lasciare che ogni notizia negativa occupi completamente la nostra mente rischia di logorare il cuore, lo spirito e persino la salute.

Per questo è fondamentale trovare un equilibrio.

Un equilibrio che permetta di interessarsi ai problemi del mondo senza esserne schiacciati.

Un equilibrio che permetta di mantenere viva la speranza.

Personalmente ho sempre pensato che ciascuno debba cercare di utilizzare il proprio tempo nel miglior modo possibile.

C’è chi legge.

Chi scrive.

Chi disegna.

Chi coltiva un orto.

Chi ascolta musica.

Chi passeggia nella natura.

Chi segue una squadra di calcio.

Sono tutte attività che, se vissute con serenità e misura, possono arricchire la vita.

E soprattutto non rendono una persona meno sensibile verso chi soffre.

Si può amare il calcio e allo stesso tempo avere a cuore i poveri.

Si può tifare una squadra e contemporaneamente fare volontariato.

Si può esultare per un gol e poi impegnarsi concretamente per aiutare il prossimo.

Le due cose non si escludono.

Anzi, spesso chi conosce la gioia della condivisione comprende ancora meglio il valore della solidarietà.

Per questo motivo credo che dovremmo imparare a rispettare le passioni degli altri.

Che si tratti di sport, lettura, musica, arte o qualsiasi altra attività positiva.

Perché la vita non è fatta soltanto di problemi da affrontare.

È fatta anche di sorrisi da custodire.

E forse, in tempi difficili come quelli che viviamo, una partita vista in famiglia, una chiacchierata tra amici, un libro letto in tranquillità o una risata condivisa possono valere molto più di quanto immaginiamo.

Non perché cancellino i problemi.

Ma perché ci danno la forza per affrontarli.

E questa, dopotutto, non è una fuga dalla realtà.

È un modo per continuare a vivere con speranza.

Lo sport non è una colpa

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