Come esordire?

Questa è una domanda che negli anni mi è stata posta molte volte: «Qual è il miglior modo per esordire?»

Al termine di una lunga riflessione ho capito che non c’è una risposta univoca e che molto dipende dal periodo storico nel quale si compie il proprio esordio.

Negli anni mi hanno colpita, i modi di  farsi conoscere al grande pubblico di alcuni scrittori; non dico che questi siano modi facili o facilmente replicabili, la prima cosa per esordire è avere un buon libro tra le mani ma credo che da queste storie si possano trarre consigli e indizi per entrare nel complesso mondo dell’editoria nazionale.

Il primo caso è quello di Enrico Brizzi, l’indimenticabile caso letterario di “Jack frusciante è uscito dal gruppo”. Esordire con un best- seller è ovviamente il sogno segreto di ogni scrittore e probabilmente questa è una storia che poteva avverarsi solo sul finire del ‘900 ma andò così:

1994, Brizzi ha 20 anni, scrive questo romanzo che diverrà il manifesto di una generazione (la mia) per Transeuropa edizioni, un editore indipendente di ispirazione Tondelliana e per farvi capire l’orientamento e il credo politico vi trascrivo questo periodo, dalla loro presentazione sul sito: “Un’economia solidale e dei diritti anziché un’economia di sopraffazione reciproca. Un’alleanza di produttori responsabili e di consumatori critici contro il dominio dell’industria e della grande distribuzione”. Il romanzo resta sottotraccia fino al 1996 quando viene ripubblicato da Baldini&Castoldi e esplode, letteralmente ogni ragazzo in età tardo-adolescenziale per usare un termine inventato dall’autore in quel libro lo legge, anzi lo divora in un nanosecondo (eccone un altro). La storia di Jack frusciante per me è sempre stato di grande esempio anche perché fu dopo averlo letto che decisi che avrei scritto anche da grande, che avrei provato a farlo di lavoro (all’epoca avevo 16 anni e scrivevo con un certo successo dediche sui diari dei miei amici)

Secondo caso: il successo tramite concorso. Questo è il caso di un’autrice che amo moltissimo: Paola Mastrocola. La sua è una storia difficile e variegata che inizia con le poesie e i testi teatrali per una piccola compagnia di Torino, prosegue con l’insegnamento nei licei e i dottorati di ricerca al dipartimento di italianistica della facoltà di lettere moderne ma resta comunque, per anni, sottotraccia: piccoli editori, riconoscimenti regionali. Poi, nel 1999 Mastrocola ha un colpo di genio. Mi piace pensare che abbia voluto mandare tutti a stendere dopo aver perso il concorso per professore associato all’Università: partecipa al concorso Italo Calvino con uno pseudonimo (non potrebbe parteciparvi perché il Calvino è riservato agli esordienti che non hanno mai pubblicato mentre lei ha pubblicato varie volte su rivista e due raccolte di poesie per Tirrena stampatori e Caramanica), e lo vince.

Ora, non mi è ben chiaro perché una volta emerso che Mastrocola non è esordiente totale non le viene ritirato il premio e non ho trovato notizie a riguardo ma al fine della narrazione poco importa, anzi è una fortuna perché il libro in questione è La gallina volante e sancisce l’ingresso nell’olimpo degli scrittori italiani dopo un ben sudato percorso. Nel 2004 scrive quello che sarebbe diventato un cult degli insegnanti di lettere (anch’io pur insegnando storia e filosofia, ammetto di averlo consigliato un paio di volte), “Una barca nel bosco”.

Questi sono solo due tra centinaia di esempi di esordi: il messaggio è sempre quello. ognuno ha la propria strada, basta trovarla e percorrerla, impegnandosi a fondo e senza mai arrendersi.

Buona scrittura

Chiara