MITOLOGIA DELLO SCRITTORE XVIII : Le chiacchiere da bar editoriale

Nel mio lavoro mi è capitato molto spesso di sentire due lamentele “standard” da parte di aspiranti scrittori che, di fronte al fallimento iniziale, cedevano a una o a entrambe delle seguenti argomentazioni: 

 

1) Il mercato del libro è saturo

2) L’editore non è ricettivo. 

 

Partiamo dal principio. Fallire è parte del processo. So che sembra una frase fatta, ma guardiamo ai casi più eclatanti e alle statistiche sull’ esordio: è molto difficile pubblicare un libro prima dei trent’ anni e alcuni stimati scrittori sono diventati tali anche ben oltre la mezza età. Nessuno ha mai battuto un record mondiale di una disciplina sportiva al suo primo allenamento ma ha dovuto fare migliaia di ore di pratica. Per lo stesso motivo, per affinare le vostre capacità di scrittura l’unica cosa che potete fare è scrivere. Per darvi un incentivo provate a partecipare a concorsi editoriali per racconti brevi: la possibilità di ricevere un premio può darvi una spinta in più per far fare al vostro protagonista qualcosa. 

Veniamo ora al primo punto delle chiacchiere da bar dell’esordiente. 

Cosa vuol dire che il mercato è “saturo”? Mai come in quest’epoca si trovano tanti profili professionali dediti all’editoria, alcuni nuovissimi, solo per venire incontro di ordinare l’enorme mole di libri in circolazione. Certo, una esigua quantità di autori supera il migliaio di copie vendute, ma questa è un’altra faccenda. Il mercato non è saturo. È cambiato, sia con l’introduzione del print on demand che con l’ebook, e tale cambiamento spaventa chi non lo sa interpretare. 

Passiamo ora alla lamentela numero due. Partiamo da questo presupposto: un editore ha due principi che lo spingono a lavorare e definire il suo piano editoriale

  1. Estetica – il campo in cui è specializzata la casa editrice, la risposta a un’esigenza culturale a cui l’editore vuole contribuire e che sente come la sua causa;
  2. Commerciale – assodato che ogni editore vorrebbe vendere milioni di libri, ognuno di loro si pone obbiettivi realistici atti a far sopravvivere la casa editrice e i suoi collaboratori.

Non c’è spazio per antipatie personali o facili giudizi superficiali in questo mondo. 

Per superare il primo scoglio della selezione editoriale bisogna fare una cernita di case recettive al nostro genere: è inutile mandare a casaccio il dattiloscritto. Anche se ben lavorato un giallo non sarà pubblicato da un editore specializzato in fantasy. Scegliete un editore come scegliereste l’azienda per cui vorreste lavorare: fate una lista e capite le vostre (e le loro) priorità. Il vostro libro deve essere in linea con l’editore a cui vi volete rivolgere. 

Successivamente, bisogna capire come spiegare sinteticamente il libro a coloro che speriamo investano nel nostro operato. Lo strumento giusto si chiama “sinossi”. Ne parleremo ancora, perché vi potrà aiutare a essere notati e, auspicabilmente, pubblicati. 

Se già sapete cos’è una sinossi, ma temete di non saperne elaborare una per il vostro testo, chiedete a un professionista: siamo qua proprio per questo tipo di necessità.

Buona scrittura.

Salvatore Pireddu