Show don’t tell e se devi sfogarti comprati un diario segreto

Per quanto riguarda la prima regola che ormai tutti noi conosciamo come si conosce un antico adagio che si ricorda ma si fatica a mettere in pratica, un buon narratore dovrebbe sempre dire le cose tramite le azioni dei propri personaggi.

Quindi se un personaggio soffre d’ira il narratore non dovrà informare il lettore scrivendo “soffre d’ira” ma far capitare delle situazioni dove quel personaggio avrà delle esplosioni d’ira via via maggiori fino ad arrivare alla rabbia assoluta concretizzando il climax

Scrivere la regola è facile, rispettarla meno. Me ne rendo conto. Spiegare, descrivere, analizzare è molto più semplice però non permette al lettore di immaginare la storia, di vederla e di viverla.

Inoltre a nessuno piace ricevere consigli non richiesti o sapere in anticipo il finale di una storia, in breve a nessuno piace un narratore che fa spoiler.

Le storie alla fine, vanno dove il lettore vuole che vadano, anche in posti non previsti dall’autore, si prestano a infinite critiche, infinite interpretazioni psicanalitiche che rendono bella e interessante la scrittura; l’autore deve sforzarsi per tenere dritta la barra del timone della trama  senza andare a sindacare sui componenti della vernice con cui sono ricoperte le maniglie delle porte del sottocoperta.

La storia è centrale, non esiste il commento alla storia. Per questo dico che se l’intento è quello di alleggerirsi il cuore dalle storture del mondo, la cosa migliore non è scrivere un romanzo ma comprarsi un diario segreto e scrivere per buttar fuori, liberarsi, senza ammorbare nessun potenziale lettore.

Siete d’accordo con me? No?

Il bello della scrittura creativa che al di là delle regole, delle buone pratiche e delle formule magiche per scrivere best-seller, l’unica cosa che conta davvero è farsi venire una buona idea.

Vi metto il link ad una poesia di Stefano Benni letta e interpretata da lui stesso che è fonte di grande ispirazione per me fin dall’inizio della mia avventura letteraria nel 1998

Avuta l’idea buona, che funziona, produttiva bisogna solo rimboccarsi le maniche, mettersi seduti (un mio amico dice “farsi venire il culo di piombo”), annoiarsi e deprimersi un pochino, studiare e apprendere strategie e nuove parole e costruire pezzo a pezzo, frase a frase, quell’idea come dei bravi artigiani, pazienti e rigorosi.

Dopo, tutto viene da sè. O forse no…

Avete ancora voglia di scrivere? Potreste anche essere degli scrittori.