Chiudono le librerie e tutti si indignano

Negli ultimi anni hanno chiuso tantissime librerie in Italia. Roma è una grande città e come in tutti i territori estesi è sempre più difficile rendersi conto di questi fenomeni quindi per capirci vi farò l’esempio con una piccola città: Savona che conta circa 280.000 persone ci sono 15 librerie includendo anche il comic corner che vende fumetti. Su queste 15, 7 sono librerie di marchio (Feltrinelli etc) e le restanti sono librerie indipendenti. Negli ultimi 10 anni, Savona ha retto bene alla crisi dell’editoria (di cui sento parlare dal 1998) e all’avvento delle nuove tecnologie, chiudendo di fatto solamente 2 librerie indipendenti (Macramè e Moneta). Di Roma, porto l’esempio di Garbatella all’interno del quartiere Ostiense dove se nel 2011 erano presenti 9 librerie, oggi ne sono presenti 12 di cui due specifiche per bambini.

Chi dice allora che le librerie stanno chiudendo? lo dicono i grandi marchi. Perché?

Premettendo che sto parlando solo in qualità di lettrice/osservatrice e scrittrice, la mia osservazione si concentra sulla qualità del servizio offerto. La cosa indubitabile è che negli ultimi dieci All’entrata di una qualsiasi Feltrinelli e in vetrina, lo spazio è occupato da manuali di cucina e articoli per la scrivania. Anche la Mondadori che era celebre per i suoi totem autocelebrativi dei best-selleristi, ora mette in secondo piano i libri di saggistica e narrativa a favore dei gadget. Credo che la risposta che si sono dati è questa: la gente non entra in libreria perchè non legge.

Credo sia parzialmente falso. La gente legge poco e non è invogliata per nulla a leggere dalle librerie, in primis.

Chi di voi ha sostenuto questo dialogo con un libraio: “scusi ha Un marito di Vaccari?”

Libraio: aspetti che guardo: no, se vuole glielo ordino.

“Va bene. Contagiati di Mauri?”

“No, edizioni ensemble … non lo ordiniamo, hanno un distributore ma per una copia sola…”

Questo tipo di dialogo avviene nel caso in cui il libraio abbia voglia di fare una ricerca nella bancadati del magazzino, altre volte la risposta è un secco no.

Allora, non trovando i libri che cerca e non avendo nemmeno ricevuto un consenso su un altro libro magari affine, il lettore se ne esce senza libri e senza più nemmeno tanta voglia di leggere.

Invece resistono le librerie che vendono i libri con dentro i librai che conoscono i libri e possono consigliarli, possono ordinarli e avere in libreria quelli belli, hanno voglia di organizzare eventi legati ai libri per portare le persone in libreria, loro continuano a esistere.

Una volta un mio amico libraio mi ha detto che la libreria è prima di tutto un negozio commerciale, con queste parole in testa non mi capacito di come un commerciante di libri abbia potuto pensare di aumentare il fatturato non vendendo libri ma segnalibri o matite e manuali di cucina.

Come se un fruttivendolo in crisi, dinnanzi al fatto che la frutteria è in crisi e la gente non mangia più frutta, si fosse messo a vendere solo bicchieri per centrifugati.

Viva i libri, viva le librerie!

p.s. mettere un libraio con le sembianze di Hugh Grant potrebbe servire a incrementare le vendite