MITOLOGIA DELLO SCRITTORE XVI Etica Etnologica dell’Esotico Esoterico

 

La lingua è cosa viva, cambia di continuo e ingloba nuovi termini dalle fonti più disparate. Se così non fosse, la si potrebbe dichiarare “lingua morta” coi migliori auguri per gli studenti del liceo classico.

È fisiologico che dentro testi italiani confluiscano anglicismi, francesismi eccetera.

Il punto è: come utilizzare gli esotismi a nostro vantaggio? Cerchiamo di capirlo insieme.

Da circa quattro anni mi sono appassionato alla scrittura di alcuni testi storici ambientati in varie parti del mondo e ho capito che non c’è cosa migliore che un buon termine chiave della lingua autoctona a cui fare riferimento per cominciare a dipingere il paesaggio e il contesto in cui ci troviamo. Le immagini diventano vivide e realistiche fin dalle prime parole di tigrino eritreo in “Albergo Italia” di Carlo Lucarelli, così come i termini delle tribù shuar dell’amazzonia tanti cari a “Il Vecchio Che Leggeva Romanzi D’Amore” di Luis Sepulveda ci proiettano in una foresta pluviale ricca di pericoli, sapori e grandi sentimenti. Riusciamo a capire meglio la psicologia dei personaggi e il loro sistema di valori, e masticando qualche parola di un idioma lontano compartecipiamo dell’avventura del protagonista.

Per contro, quando vogliamo creare un personaggio caricaturale, possiamo dipingerlo come un international sales manager esperto in packaging, naming e branding che fa shopping nel weekend e poi si gode un happy hour in un wine bar. E in fondo stiamo parlando di un venditore di imballaggi industriali che fa pure le etichette e a fine settimana accompagna la ragazza a fare spese per poi bersi un aperitivo in una prestigiosa enoteca, ma sparando a raffica gli inglesismi di qui sopra il lettore lo percepirà in modo preciso.

A volte un solo elemento esotico ci dà tutta la suggestione di cui avevamo bisogno: nulla evoca un grande pericolo che fa vacillare la mente e rende l’uomo un piccolo esserino indifeso contro una natura crudele e maestosa come un maelström, mentre di fronte a un mulinello marino ben pochi percepirebbero l’orrore e il senso di ineluttabile fine descritto da Poe.

Provate a esercitarvi a giocare con una parola straniera e fatela diventare parte del vostro racconto. Ad esempio, un ragazzino può essere vittima del soffocante amore materno manifestato in un maelström di lasagne e babbucce di lana; un postino che si voglia dare un tono da uomo sofisticato si presenta come “DISO” Delivering Info Service Operator; e se si butta la wasser teutonica sul fuego ispanico che succede?

Salvatore Pireddu