Chi più scrive meglio scrive. E poi?

Qualche tempo fa ho letto un articolo de La Stampa intitolato così: “Nel cassetto di 2 milioni di italiani c’è il sogno di diventare scrittori” e l’occhiello chiosava “Gli editori cercano buone idee. Bisogna scrivere, mandare e accettare di essere giudicati”.

Di primo acchito, l’espressione “gli editori cercano buone idee” mi è sembrata molto rincuorante anche se un attimo dopo ho realizzato quanto fosse un enunciato abbastanza scontato. Quando mai gli editori hanno cercato pessime idee? Anche se, in certi momenti precisi, in molti questo cambiamento di marcia (dicesi inversione a U) è sembrato netto.

Bisognerebbe decifrare bene cosa sono le buone idee. Fatto questo saremmo già molto avanti nel lavoro. Questa poesia di Stefanno Benni, lo spiega molto bene. Vi copio-incollo qui  il link del recital dove lui stesso la legge https://youtu.be/unftsuxGiuA

Le idee di una volta, quelle con cui ci facevi qualcosa, quelle servono per scrivere i libri.

Ma non basta avere l’idea, quella è l’ingrediente principale. Scrivere è molto simile a fare gli gnocchi al pesto.

Per farli davvero buoni devi avere ottime patate, farina, acqua, basilico ligure, pinoli, parmigiano reggiano, olio extravergine di oliva e sale. Poi però devi essere capace perché ad andare al supermercato a comprare queste cose sono bravi tutti.

Cominciamo a leggere,  imparare, piano piano, scrivendo tanto, ascoltando i buoni consigli, facendo tesoro delle lezioni dei maestri.

E poi?

Non l’ho detto? Ci vuole anche una dose di fortuna alla fine, chiamatela culo, se volete.

Chiara Borghi