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Genio e sregolatezza. A ciascuno il suo. Non è detto che se lo faceva Hemingway…

“Sì però io ho letto che Hemingway si svegliava al pomeriggio, si faceva due drink e poi si metteva a scrivere, solo così, pare, gli venissero le idee migliori!”

Questa è un’obiezione che spesso mi viene rivolta durante il laboratorio di scrittura. Io parlo di disciplina, di dedizione e di lavoro duro e qualcuno regolarmente spunta e mi tira fuori l’esempio di un qualche premio Nobel o genio della letteratura mondiale.

Io di solito rispondo così: “Sai che vita faceva Hemingway o qualsiasi tizio citato? Sai in che epoca e dove viveva? E sai anche come è morto? Quanti come lui hai conosciuto nella tua vita?

Non voglio essere bacchettona. E’ che non sopporto le generalizzazioni e gli stereotipi.

Non ci sono regole di vita che trasformano un bravo scrittore in un maestro.

Pirandello era uno studioso di filologia romanza che si alzava all’alba per scrivere,  mangiava pranzo, faceva un riposino e poi riprendeva a scrivere nel tardo pomeriggio per finire intorno alla mezzanotte. Era uno che conduceva una vita da impiegato eppure é diventato uno dei più grandi intellettuali del ‘900.

Ognuno, come del resto in ogni campo, deve trovare la propria misura e il proprio orario di lavoro. Ad esempio io amo lavorare tanto ad altre cose e ritagliarmi due o tre ore al giorno (o alla notte) “di straforo” per scrivere come se fosse un lusso e non il mio vero lavoro. Questo mi fa sentire speciale, una specie di contrabbandiera delle lettere.

Ognuno è diverso. Se volete prendervi una sbornia non usate Hemingway come scusa, credo che non sarebbe contento se lo sapesse.

Buona scrittura.

Chiara Borghi