download (2)

MITOLOGIA DELLO SCRITTORE XV In Difesa dello Scrivere

Un po’ di tempo fa un mio amico che studia medicina mi ha detto che secondo lui il mestiere di scrivere non è un lavoro.

In fondo, che utilità può avere per la sopravvivenza immediata un libro?

Ci tengo a precisare che gli studenti di medicina non vengono colti da delirio di onnipotenza (o per lo meno, non tutti) e che questo ragazzo è praticamente un sociopatico (sono fatto così, sono capace di ragionare due ore su come farmi fare un gelato mentre invece mi scelgo gli amici tra i casi umani, non ci posso fare niente).
Fatta questa doverosa precisazione, ho completato un piccolo elenco di argomentazioni in difesa dell’atto di scrivere.

Senza la scrittura non sarebbero stati fatti alcuni significativi progressi scientifici. Il viaggio sulla Luna, la costruzione di imponenti torri che sfidano il cielo, i mezzi che si muovono senza forza motrice animale, macchine volanti, sottomarini e molto altro sono stati teorizzati anzitutto da visionari romanzieri.

Senza la scrittura non avremmo la speranza in un futuro migliore e non avremmo la memoria di ciò che di terribile l’uomo ha fatto e non deve più fare.

Senza la scrittura non avremmo l’esplorazione degli spazi interiori, importante almeno quanto quella degli spazi esteriori, perché accompagna la crescita intellettuale affiancandosi a quella tecnologica, altrimenti, per dirla in modo molto semplice e schietta, correremmo il rischio di mandare in giro per lo spazio emerite teste di cazzo persone terribili e con pessimi standard etici. Pensate a quanto sia potente l’energia atomica e quanti passi avanti sono stati fatti dalla sua scoperta: senza una cultura dell’etica, dell’estetica e della memoria rischia di diventare lo strumento più pericoloso e stupido della Storia. La bruttezza della mancanza di cultura affiancata a una tecnologia all’avanguardia la vediamo ogni giorno sui social network, ma si può ancora fare peggio di così.

Senza la scrittura non conosceremmo una delle più importanti abilità dell’uomo: quella di esternare i propri sentimenti e di costruire una fratellanza universale fatta di condivisione e comprensione, primo importantissimo passo perché l’uomo non si trasformi nel peggior nemico dei suoi simili, degli esseri viventi e del mondo che ha intorno.

E se ancora non siete convinti del fatto che il mestiere di scrivere e lavori affini non abbiamo diritto alla dignità, benissimo. Potete prendere tutti i vostri romanzi, le raccolte di racconti e di poesie, le antologie, i libri illustrati, i fumetti, le graphic novel e i manga, i film di tutti i generi esistenti, i cartoni animati, i telefilm, le web serie, le canzoni e perfino gli spot, insomma tutto quello che è stato scritto. Presi? Bene. Buttate tutto. Quando la vostra vita abbruttita sarà solo un orribile circolo di impegno, autocompiacimento e noia, quando le uniche cose che leggerete saranno “portata massima 4 persone” o i post sui social network con punteggiatura approssimativa e pessima grammatica, non suicidatevi e continuate a insistere in un’esistenza orribile; togliersi la vita sarebbe comunque un gesto che potrebbe farvi passare da bohemien (quasi tutti scrittori n.d.r.) e voi non vorrete mica correre il rischio.

«Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.»

Umberto Eco

E non aggiungo altro.

Salvatore Pireddu