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La solitudine degli scrittori

La domanda del secolo è “cosa si deve fare a pubblicare per un grande editore?”

La teoria complottista suggerisce che bisogna essere “ammanicati” e far parte “del giro”, il famoso “giro” di cui nessuno conosce il metodo di arruolamento. Più volte ho sentito parlare di fantomatici salotti in cui si prendono le decisioni editoriali e si decidono anche le sorti del mondo. Se qualcuno vuole crederci lo faccia ma è tutto molto triste.

In questi 16 anni da “scrittrice” ho capito che solo chi è veramente bravo riesce ad arrivare alle major dell’editoria ma ho anche capito che non esiste un metro assoluto e che se per alcuni un testo è un capolavoro, per altri lo stesso testo può essere considerato spazzatura.

Ho letto qualche giorno fa un’intervista a Ginevra Bompiani, amministratrice di Nottetempo e figlia di Valentino Bompiani dove raccontava l’episodio in cui suoi editor scartarono “la solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano bollandolo come inadatto alla pubblicazione. All’epoca il titolo del manoscritto si chiamava “Dentro e fuori dall’acqua”, poi Mondadori seppe guardare lontano, trovò un titolo di maggior impatto e accompagnò quel testo scartato da latri a vincere il Premio Strega.

Per questo parlo di solitudine degli scrittori, a volte si deve stare nel cestino dei grandi editori per decenni prima di essere notati e portati nell’olimpo che ci meritiamo. Ed è bello così perchè la fama tante volte offusca gli occhi e annienta le penne, posso portare anche qui l’esempio di Paolo Giordano che dopo quel favoloso libro pubblicato poco più che ventenne non ci ha più regalato le stesse emozioni.

In sostanza, il mio consiglio è tenere duro e continuare a scrivere.

Buon lavoro.

Chiara Borghi