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Mitologia dello scrittore XII – Sottintesi privati

 

Come spesso mi capita di dire a chi mi propone dei testi da editare, l’autore ha tutto chiaro nella sua testa, ma spesso rimangono dei sottintesi, ovvero degli elementi che sono intuibili solo a chi conosce quella storia.

Molti autori, per esempio, raccontano dei fatti di vita vissuta aspettandosi di suscitare reazioni molto forti, quando in realtà l’episodio ritenuto cruciale sfiora appena il pubblico.
“Ma dai, non ti fa morire dal ridere che il mio personaggio balli come un pollo? La mia amica (da cui ho preso spunto e che balla come un pollo) si è ammazzata dalle risate!”
Appunto: se il testo è creato su misura per una persona specifica, non potete aspettarvi che la sua storia sia universale e che tutti ne godano. La tua amica riderà perché è una faccenda vostra. E va benissimo se si deve fare una gag per prenderla in giro al suo addio al nubilato o al compleanno, non per un racconto che bramate sia pubblicato.
Tutti noi abbiamo delle “mitologie personali”, ma molti si illudono che esperienze banalissime siano esclusive del proprio gruppo di conoscenti. Ci piace pensare di essere unici, ma contemporaneamente ci illudiamo che certi avvenimenti siano coinvolgenti per tutti.
Ad esempio, in molte classi dei licei si scrivono poemetti e vignette infamanti sui professori o sui compagni. Nella mia, per esempio, con alcuni compagni avevamo affisso alla bacheca delle vignette caricaturali e inventato delle canzoni buffe, arrivando a ideare una sorta di mazzo dei tarocchi con “Il Coso”, “La ruota ginnica” “Il ragazzo di ML” “Pogoman” e “Damigiana”. Vi fa ridere? Non credo, perché non conoscete tutte le sottotrame. E anche se ve le svelassi, non eravate lì e non eravate coinvolti emotivamente nelle vicende che ci hanno permesso di ironizzare sull’incompetenza di certi docenti e sulle assurdità di alcuni compagni.
Esiste una distanza tra il vissuto strettamente personale, quasi intimo, e la vicenda oggettivamente fruibile a tutti.
Se nel raccontare la vostra classe riuscirete a ironizzare su un professore che istintivamente tutti i lettori possono riconoscere, se quel professore diventerà “IL” professore, farete breccia nell’attenzione delle persone.
In caso contrario, sarà solo un ricordo.

Bello, ma vostro.

Salvatore Pireddu