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Mitologia dello scrittore XI: Subplot e i personaggi (che non sono mai secondari)

 

Un buon universo narrativo sfrutta le sottotrame a proprio vantaggio per creare quelle concatenazioni di eventi che complicano la trama principale rendendola interessante. Queste sottotrame sono spesso collegate a personaggi che detengono la chiave con cui chiuderle.
E che vuol dire?
Vuol dire che il vostro protagonista ha bisogno di altri personaggi con cui interagire. E che a volte questi, quando provate a utilizzarli, vi fanno i dispetti. Odiosi come folletti di una fiaba, non sempre questi elementi “di cornice” si comportano come vorremmo. Ce ne rendiamo conto quando le persone a cui facciamo leggere ansiosamente il nostro testo ci fanno domande su di loro, e alcuni di noi arrivano a dichiarare senza pudore “non badare lui/lei, mi serviva solo per far fare al protagonista il suo dovere, concentrati sul resto di quello che ho scritto!” ma nessun lettore ve la può far passare liscia: un punto debole va rinforzato, non ignorato. E se il punto debole è un personaggio?

Un personaggio sarà più ben disposto nei nostri confronti se saremo in confidenza con lui, esattamente come le persone nella vita reale. Dobbiamo conoscere i suoi problemi, i desideri, le origini di ogni persona che prenderà la parola sul set della nostra creazione.

Per fare ciò è utile fare una scheda preliminare in cui tutti i personaggi vengono analizzati: quanti anni hanno, cosa amano e cosa odiano, cosa desiderano e cosa temono, che tipo di famiglia hanno e perché si comportano come si comportano.
Sì ma a quel punto diventa un personaggio importante, il libro si appesantisce e devo scrivere una cronaca infinita!”
No, non ho detto questo. Voi dovete avere ben chiari tutti i dettagli, ma ne metterete forse un dieci percento nella bozza finale.
“E il resto?”
Il resto è una cornice che vi aiuterà a definire meglio tutte le caratteristiche del linguaggio, della psicologia e delle motivazioni, evitando di avere delle maccchiette bidimensionali e che si svilupperanno intrecciando le proprie trame (o sottotrame) con la storia principale fino alla soluzione.

Le sottotrame non sono altro che i drammi e le conseguenze secondarie delle azioni in primo piano. A fine racconto è bene sapere cosa è successo a tutti i vostri personaggi e di nuovo, non è necessario tenere ogni minuzia fino alla fine, ma è bene essere equipaggiati per poter rispondere ai dubbi dell’editor, del lettore o perfino delle vostre stesse creazioni.
Le sottotrame sono potenti alleati per la semina dei valori in campo: ad esempio, è grazie alla sottotrama di Gollum (che ci ha insegnato come la cupidigia rovini le persone)

*Spoiler Alert*

se l’Anello di Sauron finisce nella lava di Monte Fato, anche quando il protagonista aveva fallito la sua prova.

Provate a pensare a cosa sarebbe stato Harry Potter con la sola trama principale:

*Spoiler alert*

“Harry, un giovane mago orfano, uccide l’assassino dei suoi genitori e salva il mondo. Fine.”
Mettetevi nei panni di un editore: investireste in questa trama, solida e autoconclusiva, ma assolutamente priva di attrattiva?
Non credo.

Buona scrittura

Salvatore Pireddu