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Mitologia dello scrittore: scaletta per il paradiso

State per iniziare a scrivere quella cosa bella che avete in testa da un po’.
Benissimo. Lasciate che vi dia un consiglio preliminare: per capire i punti deboli della vostra storia in embrione potete provare a mettere in scaletta gli eventi principali che si susseguiranno.
Avete tre possibilità.

1) Fare una scaletta in tre punti, in cui al primo metteremo i personaggi principali, al secondo il momento più importante della storia e all’ultimo l’azione finale. Soluzione molto comoda soprattutto per i racconti brevi e che può essere poi sviluppata più dettagliatamente nella forma seguente.

2) Scrivere una scaletta capitolo per capitolo (o scena per scena, se fate una sceneggiatura), gettando di fatto le fondamenta di tutto il lavoro. Serve sicuramente più tempo che con una scaletta minimale come quella in tre punti, ma vi avvantaggerete molto e soprattutto riuscirete a correggere eventuali ripensamenti prima di aver sviluppato dialoghi e scene impegnative. Occupandomi di editing e ghost writing, propongo ai clienti di concordare una scaletta di questo tipo prima di sviluppare il testo in modo da avere solide basi su cui muovermi, senza inciampare in ambiguità o incertezze.

3) Ricorrere al lavoro di Chris Vogler, “Il Viaggio dell’Eroe”, testo fondamentale per ogni tipologia di scrittore. Nel suo libro, Vogler raccoglie gli archetipi fondamentali della narrativa e svela la struttura che soggiace dalla mitologia fino alle commedie del cinema. Nei dodici passi del cammino del personaggio troveremo sicuramente validi consigli su come mettere in piedi la nostra idea. Fate in modo che questi dodici gradini siano gli stessi del vostro protagonista.

Sapete perché amerete la scaletta? Perché l’odiosa e terribile sensazione che assale chi deve ritoccare il proprio testo, tagliando e riscrivendo, svanisce quando dobbiamo solo cambiare alcuni punti del lavoro preliminare senza infierire sul nostro amato racconto.
E se sorgono ancora dei dubbi, un editor può sicuramente darvi una mano.

Salvatore Pireddu