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Mitologia dello Scrittore VII: Il Rispetto

State per essere pubblicati. Immaginate che quando avrete il vostro libro fra le mani le persone vi guarderanno con rinnovato rispetto, vero? Sbagliato.
Il nostro mondo privilegiato è pieno di “musicisti” (che in realtà mettono una playlist nella pizzeria del cugino), “giornalisti blogger” (che in realtà fanno copia-incolla di articoli fatti da altri) e “creativi” (che non sanno definire in altro modo il tempo che usano di fronte a youtube guardando gattini che ballano).

Ci sono persone che hanno profili su wordpress, tumblr, instagram, facebook e twitter in cui riversano selfie fatti in pizzeria e vaghi ed inutili informazioni sulla propria vita e i propri pensieri (oltre che articoli fuffa e click-bait di varia natura); spesso dichiarano di “lavorare per sé stessi” e di avere un titolo di studio conseguito alla “Università della vita”. Magari credono di avere fatto esperienza nell’editoria proprio con questo tipo di comunicazione online, illudendosi che basti sapere l’alfabeto per scrivere di mestiere. Spesso covano un forte rancore verso editori e giornali colpevoli di non dare una possibilità alle loro capacità espresse in fan fiction erotiche o articoli sulle serie tv che nessuno aveva richiesto e di cui nessuno sente la necessità. Non sapendo in che altro modo suscitare approvazione, si buttano su qualcosa di difficilmente verificabile come “il talento personale” nella speranza di passare per intellettuali incompresi.
Come conseguenza nefasta di questa tendenza, la maggior parte delle persone si infastidiscono quasi subito se alla fatidica domanda “e tu che fai?” rispondete “mi occupo di scrittura”.

Un po’ di scetticismo è più che comprensibile.

In questo scenario desolante ci sono editori che si sono stancati di ricevere migliaia di bozze impossibili da valutare e persone che non distinguono “editori” da “editor”: tutto ciò fa sì che sia normale non essere presi sul serio anche quando ci si impegna in questo campo.

Un tempo non c’erano possibilità di fraintendimento: se avevi studiato tutta una vita per essere un autore pubblicato (e senza mezzi discutibili come aver comprato centinaia di copie per coprire le spese di quello che si fa chiamare “editore a pagamento”), se scrivevi ogni giorno e ti impegnavi per essere all’altezza di grandi aspettative, potevi avere una possibilità di dire senza ambiguità “sono uno scrittore”. Se pensi di essere un “giornalista” perché scrivi le recensioni dei bar con cui bevi birra dozzinale coi tuoi amici manchi di rispetto a chi ha studiato e si impegna quotidianamente per dare un contributo reale alla comunicazione tra umani.

Scrivere è una faticaccia, e verso la fatica altrui si dovrebbe riservare un sentimento sempre più raro: il rispetto. 

Salvatore Pireddu