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Mitologia dello Scrittore II: L’Originalità

Dirò una cosa impopolare: l’originalità è sopravvalutata.

In un articolo precedente dicevamo che alcuni dei “peccati d’ingenuità” compiuti dagli esordienti (e non solo) sono (A) la ricerca di una ispirazione che giustifichi e colmi i vuoti narrativi e (B) il tentativo di stupire con effetti speciali per cercare di essere, appunto, originali a tutti i costi.

Ci si dimentica troppo spesso che dietro un buon libro o una buona sceneggiatura ci sono soprattutto studio, preparazione e una buona padronanza della lingua. Non potrete scrivere un buon romanzo ambientato durante l’unificazione d’Italia senza sapere come parlavano, che piatti si mangiassero, chi fosse al potere in ogni importante centro abitato, quali intrattenimenti allietavano il popolo e l’elite e tutti gli eventi importanti che hanno portato i personaggi a muoversi in quella cornice storica. Non potete ignorare la psicologia delle vostre creature. O meglio, potreste anche farlo, ma le conseguenze non sarebbero delle migliori, anche se vi è venuta l’idea incredibile e mai vista prima. A volte mi sono stati proposti dei testi con la premessa “Guarda, io scrivo quando mi sento che devo scrivere, non sto lì a badare tanto alla forma, però guarda! Mi è venuta questa idea e quando l’ho detta al mio amico mi ha detto che ero fuori di testa. È o non è originale? Eh?”
Premettiamo che spesso, quando si è convinti di aver avuto “l’idea originale”, in realtà non conosciamo abbastanza la letteratura. Tante volte l’idea “originale e mai vista prima” è stata già usata con le dovute differenze. Parliamoci chiaro, millenni fa esistevano storie di eroi che, armati di sandali volanti, elmo dell’invisibilità, scudo e falcetto magico, andavano a caccia di esseri mostruosi con capelli di serpente il cui sguardo tramutava in pietra. E questa è solo una delle tante storie, mentre migliaia di culture hanno prodotto innumerevoli racconti da far impallidire Neil Gaiman. L’originalità, posto che sia ancora a portata di mano, non basta. E allora di cosa è lecito e interessante scrivere?

Di tutto, ovviamente.
Il segreto è raccontare l’ordinario, ciò che già conosciamo, in modo straordinario. Ad esempio, il periodo storico del Far West è durato approssimativamente cinquant’anni, ma da più di un secolo si tessono storie con quel preciso gusto di polvere, pallottole, indiani, mandriani e giocatori d’azzardo.

Il solo Tex Willer, il popolare fumetto della Bonelli, va avanti da quasi sette decenni.

Più che di essere originali, preoccupatevi di essere buoni costruttori di storie.

Salvatore Pireddu