ispirazione

Mitologia dello Scrittore I: L’Ispirazione

L’equivoco più comune quando si parla di scrittura è quello di credere che per produrre un testo di qualunque tipo servano talento, originalità e ispirazione.
Quest’ultima dote getta un alone mistico sul mestiere dello scrittore che, stando agli stereotipi, vivrebbe in attesa di un colpo di genio, un raggio cosmico o una rivelazione divina. Una volta colpito dall’ispirazione, barcollando fino allo scrittoio e posseduto dal demone dell’arte, l’autore getterebbe le basi del capolavoro quasi in trance e, miracolo! ecco il testo rivoluzionario.
Sfatiamo subito questo mito: scrivere necessita di una grande quantità di informazioni che vanno studiate e preparate in anticipo in modo da avere ogni singolo pezzo del meccanismo narrativo ben oliato e funzionante. Certo, è più poetico e interessante raccontare che si ha scritto un racconto di notte, nell’insonnia dovuta al male di vivere, ma è molto più veritiero guardare alla narrazione con un occhio più razionale.

L’ispirazione può servirci per intuire un campo d’indagine interessante in cui cominciamo a percepire la storia che vogliamo raccontare. Ad esempio, imbattendoci in una lettera scritta da un nostro avo inviato sul fronte di una guerra, potrebbe venirci voglia di approfondire la vicenda fino a crearne un romanzo. È giusto dire che l’evento “ritrovamento della lettera” sia stato fonte di ispirazione, ma se a seguito di ciò non segue un approfondimento sul periodo storico, ci troveremo con enormi lacune e anacronismi che faranno finire la nostra proposta nel dimenticatoio (o nel macero, se l’editore a cui ci proponiamo richiede una copia cartacea).
“Che me ne frega di studiare Storia, la mia insegnante me l’ha fatta odiare! Uso questa ispirazione per scrivere un romanzo fantascientifico originale e sfrutto la mia ispirazione del momento!”
Va bene. Buon per te, ma anche qui c’è da fare una piccola analisi. Prendiamo due grandi fenomeni della fantascienza (campo dove ci si può illudere non sia necessaria una grande preparazione perché “tanto è tutto inventato”): la saga di Star Wars e la serie tv Lost.

Nel primo caso, troviamo un universo narrativo ben definito, con correnti religiose-politiche in lotta, popolazioni con culture proprie, tecnologie e credenze strutturate in modo coerente con il funzionamento di tutti i mondi in cui i personaggi si muovono. I fan della saga si ritrovano da decenni per vivere un’esperienza oltre la fiction, diventando comunità e celebrando una storia ben raccontata.
Nel secondo caso, invece, durante le fasi di scrittura, gli autori erano incoraggiati a parlare di quanto più pazzesco gli veniva in mente durante le sedute di brain storming (più di un articolo riporta questa strana leggenda urbana) alla ricerca dell’ispirazione perduta. Il risultato? Un’accozzaglia di sub-plot che hanno portato a uno dei finali più scadenti di sempre, con la conseguente perdita di credibilità nel pubblico.

Nel nostro piccolo, sia che siamo esordienti alle prime armi che scrittori con un buon background linguistico, non dobbiamo cedere all’impulso di credere che qualcosa sia buono perché ci siamo innamorati dell’idea o, peggio, perché ci sentiamo “originali”.

Al prossimo mito da sfatare.

Salvatore Pireddu