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Chi ben comincia é a metà dell’opera

Questo detto non è vero in senso letterale, in realtà chi ben comincia ha scritto un ottimo inizio ma é ancora molto lontano dalla metà dell’opera.

Ad ogni modo, usiamola terminologia specifica: quando si parla di scrittura narrativa, l’inizio prende il nome di incipit.

Per scrivere un buon incipit non ci sono regole specifiche. Nella storia della letteratura c’è stato chi ha iniziato così:

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutte a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.

E chi invece ha iniziato così:

Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi.  Ricordo come fosse oggi. 
Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. 
Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell’ora  nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d’andare a desinare a metà del pomeriggio. 
Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. 
Cosimo disse: — Ho detto che non voglio e non voglio! — e respinse il piatto di lumache. Mai s’era vista disubbidienza più grave.

O chi ancora così:

Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:
1) Alison Ashworth
2) Penny Hardwick
3) Jackie Allen
4) Charlie Nicholson
5) Sarah Kendrew
Ecco quelle che mi hanno ferito davvero. Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura? Ammetto che rientreresti tra le prime dieci, ma no c’è spazio per te tra le prime cinque; sono posti destinati a quel genere di umiliazioni e di strazi che tu semplicemente non sei in grado di appioppare.
Questo forse suona più cattivo di quanto vorrei, ma il fatto è che noi siamo troppo cresciuti per rovinarci la vita a vicenda, e questo è un bene, non un male, per cui se non sei in classifica, non prenderla sul piano personale.
Quei tempi sono passati, e che liberazione, cazzo; l’infelicità significava davvero qualcosa, allora. Adesso è solo una seccatura, un pò come avere il raffreddore o essere al verde. Se volevi veramente incasinarmi, dovevi arrivare prima.

Questi sono tre romanzi capolavoro eppure hanno incipit molto diversi. Naturalmente qualcuno dirà che è scellerato mettere in relazione “I promessi sposi” con “Alta Fedeltà”, ma se quel qualcuno ha riconosciuto là in mezzo due su tre romanzi significa che è un lettore e che legge bei romanzi. E’ questo è il primo passo per scrivere un buon incipit.

E’ chiaro che il periodo storico in cui l’autore scrive è determinante.

C’è una cosa però che accomuna gli incipit di tutti i tempi: il fatto di suscitare l’interesse del lettore.

Tornando a noi, chi ha riconosciuto il secondo romanzo citato?

Buona scrittura